Il vino italiano all’estero è sinonimo di qualità e continua ad essere il prodotto agroalimentare più venduto in assoluto, aprendosi anche a nuovi mercati

 

Nella sede di Confagricoltura, partono oggi i B2B tra 51 imprese associate e 15 buyer provenienti da Cina, Giappone, Singapore, Indonesia, India e Corea del Sud, selezionati dalle Camere di Commercio italiane dei rispettivi Paesi. Il vino italiano all’estero è sinonimo di qualità e continua ad essere il prodotto agroalimentare più venduto in assoluto, aprendosi anche a nuovi mercati.

“Finalità di questo incontro d’affari – ha sottolineato Confagricoltura – è offrire alle nostre aziende nuove opportunità di business sui mercati emergenti come quelli asiatici, dove si stanno aprendo spazi importanti”. In Cina il vino in bottiglia, nei primi nove mesi del 2016, ha dimostrato una forte crescita, raggiungendo 166 milioni di dollari, con un aumento del 20,6%, rispetto al periodo precedente e c’è ampio spazio per il prodotto ‘made in Italy’, anche se Francia e Australia rappresentano il 70% della quota totale di mercato.

confagricoltura

L’India è un mercato che conta più di 300 milioni di potenziali consumatori. Il mercato del vino – ha ricordato l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – è in forte sviluppo grazie alla crescita di una classe media più forte, più numerosa, più ricca e soprattutto con stili di vita sempre più simili a quelli europei e nord americani. “Nonostante solo il 2% degli indiani attualmente beva vino – ha spiegato Confagricoltura – nell’ultimo anno ne sono stati consumati 13,5 milioni di litri e si prevede, entro il 2017, un aumento del 73%“.

L’Indonesia – ha evidenziato Confagricoltura – è un Paese musulmano con elevate restrizioni sugli alcolici. Però, grazie alla crescita economica, il numero dei consumatori di vino è cresciuto notevolmente, soprattutto delle bollicine e dei rossi, trainati dagli ‘under 30’, che rappresentano la metà della popolazione. Il Giappone mostra un forte orientamento al consumo dei vini d’importazione, soprattutto rossi grazie alla diffusione dell’effetto benefico dei polifenoli. E’ un mercato ancora in potenziale crescita per i vini e gli spumanti nazionali, nonostante sia più che raddoppiato l’import enologico negli ultimi dieci anni.

Singapore è considerato la porta di accesso al mercato dell’Est Asiatico e ha forti potenzialità, sia per l’alto reddito pro-capite, sia perché la popolazione, a maggioranza cinese, ama il vino italiano. L’Italia, per l’agroalimentare, è il principale Paese esportatore in Corea seguito da Usa e Francia. Il target dei consumatori è medio/alto e preferisce prodotti di alta qualità e di nicchia. L’import è più orientato verso i rossi. “In questo senso – ha concluso Confagricoltura – la cucina ‘made in Italy’ espressione della qualità della vita e dello stare bene fa da traino all’export”.

Roma, 14 novembre 2016