È la grande distribuzione la vera leva 2.0 per l’internazionalizzazione del vino italiano

È sempre più importante fare l’analisi dei mercati, come quello dell’Eurasia, perché serve a favorire nell’export produttori e buyer. Ma per essere primi al mondo non solo in quantità ma anche in valore aggiunto sarà ancora più importante lavorare sulle aggregazioni, trovare i modi per comunicare la specificità italiana e sburocratizzare i processi”.

Così il vice ministro delle Politiche Agricole, Andrea Olivero, intervenuto oggi al convegno “Codice unico del vino nei mercati eurasiatici”, organizzato da Business Strategies in collaborazione con Veronafiere, che ha fatto il punto sui nuovi scenari per il vino italiano in Eurasia (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan).

 

Business StategiesPer Amedeo Teti, Dg per la politica commerciale internazionale del Mise: “È la grande distribuzione la vera leva 2.0 per l’internazionalizzazione del vino italiano. Le grandi catene hanno la forza per svolgere un ruolo consortile e fare da aggregatori nelle economie di scala da cui le piccole aziende vitivinicole italiane sono tagliate fuori. Lo stadio 3.0 sarà rappresentato dall’affermazione all’estero anche della Gdo made in Italy: la nostra politica sarà quella di assecondare e accompagnare le politiche attuate dalle grandi centrali distributive che vogliono portare all’estero il vino italiano”.

L’export di vino italiano nella Federazione Russa sta scontando un’impasse dovuta al contesto economico e geo-politico internazionale, che si è concretizzata in una perdita in valore del 30,6% tra il 2013 e il 2015. Tuttavia – ha aggiunto Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies –, non possiamo sottovalutare la crescita complessiva delle vendite di vino italiano in Russia, che negli ultimi 10 anni – secondo le elaborazioni del nostro Osservatorio Paesi terzi – sono aumentate del 523,2%: il maggior tasso di incremento registrato nei Paesi emergenti. Solo nel 2015, un anno sicuramente critico, abbiamo venduto vino per un valore complessivo di oltre 181 milioni di euro. È importante insistere e continuare a presidiare questo mercato strategico, seguendo con attenzione anche le opportunità e le sfide poste dall’evoluzione dell’Unione Economica Eurasiatica”.

Le trasformazioni innescate dal regolamento tecnico per i prodotti alcolici toccheranno l’intera filiera coinvolta nelle esportazioni di vino, a partire dalla distribuzione e dalla logistica. L’aumento della scala di riferimento dovrà essere compensato da partnership e alleanze strategiche, così come dovranno essere valutati e sfruttati i nuovi canali naturali di accesso all’area eurasiatica, Bielorussia e Kazakistan.

Verona, 12 aprile 2016