Un evento per celebrare l’importante anniversario dei due vini simbolo dell’enologia romagnola

Il 2017 enologico della Romagna sarà ricordato anche per un importante triplo anniversario: 50 anni della Doc del Romagna Sangiovese e del Romagna Albanae i 30 anni della Docg Albana. Un traguardo importante per i due vitigni più rappresentativi della tradizione enologica romagnola, che è stato l’oggetto nei giorni scorsi di un evento conviviale organizzato dal Consorzio Vini di Romagna, in collaborazione con Enoteca Regionale Emilia Romagna.

All’evento, ospitato all’azienda Palazzona di Maggio di Ozzano dell’Emilia (Bo), hanno partecipato i rappresentanti di tutti i Consorzi di Tutela emiliano romagnoli, i produttori e tanti giornalisti italiani e stranieri della stampa specializzata chiamati a diffondere ancora di più la conoscenza di questi vini/vitigni ben oltre i confini territoriali.

Il Consorzio vini di Romagna è stato costituito nel 1962 col nome di “Consorzio per la difesa dei vini tipici romagnoli e denominazione d’origine” anche se, a quell’epoca, la regione non aveva ancora vini a denominazione d’origine. La prima Doc arrivò 5 anni dopo, nel luglio 1967, ed ha riconosciuto il Sangiovese di Romagna come il quindicesimo vino in Italia a ottenere la denominazione e primo in Emilia Romagna. Sempre nello stesso mese dello stesso anno, a distanza di qualche giorno, fu riconosciuta la Doc l’Albana di Romagna. Dopo 20 anni, nel 1987, l’Albana di Romagna ha poi ottenuto la Docg, prima denominazione controllata e garantita per un vino bianco in Italia. Nel 2011, anche per una maggior tutela dei prodotti, sono state poi unificate le varie denominazioni sotto quella unica di Romagna DOC per dare un’identità al patrimonio vinicolo locale e si sono aggiunte anche le menzioni geografiche con 12 sottozone.

 «Aver ottenuto, e poi migliorato, le Denominazioni d’Origine per i nostri vini è stato una leva importantissima perché l’enologia della Romagna, e della Regione tutta grazie alle altre Doc, cambiasse notevolmente le proprie abitudini e crescesse gradualmente in qualità – sottolinea Giordano Zinzani, Presidente con Consorzio Vini di Romagna – Le denominazioni, infatti, hanno aiutato a migliorare la conduzione dei vigneti e in cantina e, a distanza di 50 anni, sono evidenti le differenze rispetto ad allora. Oggi vantiamo un’enologia più moderna, più vocata all’esportazione e che, pur mantenendo le radici salde alla tradizione e al territorio, si evolve in modo costante».

Forlì, 22 novembre 2217