Vinitaly: Le prospettive 2023 di Intesa Sanpaolo per il vino italiano sia sul mercato nazionale che estero

Vinitaly: Le prospettive 2023 di Intesa Sanpaolo per il vino italiano sia sul mercato nazionale che estero

Bisogna inoltre lavorare sul corretto posizionamento di prezzo della nostra offerta enologica, forse ancora poco remunerata in relazione alla qualità che esprime

• In occasione della manifestazione la banca ha organizzato un convegno su “Le nuove generazioni del vino tra tradizioni di famiglia e finanza d’impresa” in cui è stato presentato un contributo a cura della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo.

• Italia primo produttore mondiale di vino, con oltre 50 milioni di ettolitri prodotti nel 2022, secondo per export in valore dopo la Francia.

• Esportazioni di vino italiane cresciute del 10% a valori correnti, stabili in quantità. Stati Uniti prima destinazione commerciale, con oltre 1,8 miliardi nel 2022 (+8%), segue Germania con circa 1,2 miliardi (+5%).

• L’Oriente è un mercato da conquistare per il vino italiano. Sui vini fermi la quota francese sull’import della Cina è del 13%, per l’Italia il 2%.

• Da incentivare il corretto posizionamento di prezzo dell’offerta enologica del Paese ancora poco remunerata in relazione alla qualità.

• Le sfide nel futuro del vino saranno guidate dalla sostenibilità e dalla digitalizzazione. Il 12% delle aziende ha in programma investimenti in soluzioni digitali nel processo produttivo mentre l’11% è impegnata su interventi in e-commerce e marketing digitale.

• Dichiarazione Massimiliano Cattozzi responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo: “In occasione di Vinitaly, manifestazione d’eccellenza per valorizzare agli occhi del mondo la qualità ed il successo riscossi in ambito enogastronomico dal nostro Paese, Intesa Sanpaolo ha sentito la necessità di aprire una riflessione sul futuro delle aziende di questo comparto. La nostra banca attraverso la Direzione Agribusiness, il centro di eccellenza dedicato agricoltura che vuole porsi come interlocutore qualificato per il settore, si è attivata in modo ampio per dare consulenza e offrire professionalità in merito anche al ruolo che le nuove generazioni del vino devono assumere per rispettare le tradizioni e cogliere le opportunità della finanza d’impresa. La rivoluzione del settore agroalimentare, e in parallelo del mondo dell’enologia, si sta concentrando nel cavalcare la transizione digitale, ecologica e in maniera più ampia verso una sempre maggior sostenibilità del business. In tal senso è significativo l’apporto offerto dal PNRR che vede molte nostre aziende clienti, più di 2.000, aggiudicarsi risorse utili ad una necessaria trasformazione per rimanere innovative e competitive anticipando i trend di settore anche a livello internazionale”. Verona, 5 aprile 2023. In occasione del Vinitaly, Intesa Sanpaolo ha promosso il convegno “Le nuove generazioni del vino tra tradizioni di famiglia e finanza d’impresa” sotto l’egida di Massimiliano Cattozzi, responsabile della Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo con la presentazione di uno studio curato da Stefania Trenti, responsabile Industry Research, Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo e con l’intervento di Andrea Falchetti responsabile della Direzione Corporate Finance Mid–Cap Intesa Sanpaolo e di Cristiana Fiorini, responsabile Direzione Wealth Management Intesa Sanpaolo Private Banking.

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L’Italia si conferma anche nel 2022 primo produttore mondiale di vino, con oltre 50 milioni di ettolitri, e secondo per export sia in valore (dopo la Francia) che in quantità (dopo la Spagna).

Le esportazioni di vino italiano nel 2022 sono cresciute di circa il 10% a valori correnti (stabili in quantità) raggiungendo la cifra di 7,8 miliardi di euro. Gli Stati Uniti sono la prima destinazione commerciale per i vini italiani, con oltre 1,8 miliardi nel 2022 (+8%), segue la Germania con circa 1,2 miliardi (+5%) e il Regno Unito con oltre 800 milioni (+9%).

Lo studio presentato alle numerose aziende vitivinicole clienti intervenute, mostra che nonostante uno scenario incerto e volatile nel 2023, tra costi altalenanti, difficoltà di reperimento di manodopera e eventi climatici sempre più impattanti, per il vino italiano si aprono prospettive interessanti sia sul mercato nazionale che su quello estero. Secondo la survey condotta presso le filiali Intesa Sanpaolo specializzate nell’Agribusiness, nel 2023 si prospetta un rallentamento generalizzato del fatturato ma nel complesso una buona tenuta dei margini. Sul fronte interno, il settore potrà beneficiare dell’ulteriore recupero della socialità post-pandemia e della forte ripresa del turismo e della ristorazione: il fatturato dei servizi di alloggio è nel 2022 cresciuto del 10% rispetto al 2019; per i ristoranti la crescita è stata del 7%. Sui mercati internazionali, i buoni risultati del 2022, potranno continuare ad essere sostenuti dall’ottimo posizionamento qualitativo del vino italiano (siamo il primo Paese in Europa per numero di certificazioni DOP/IGP con 526 certificazioni nei vini, segue la Francia con 437), dal forte legame con il territorio e da una ricchezza di biodiversità dei nostri vigneti che non ha eguali al mondo: secondo uno studio dell’OIV il 75% della superficie vitata italiana è composta da ben 80 vitigni diversi, il doppio rispetto ai 40 del Portogallo, addirittura solo 15 per Francia e Spagna.

Ma le opportunità da cogliere sono ancora molte. L’Oriente è ancora un mercato da conquistare per il vino italiano: in Cina, ad esempio, la nostra quota di export in valore è ancora molto bassa, soprattutto se paragonata a quella della Francia, nostro principale competitor: per i vini fermi siamo al 2% verso un dato francese che supera il 13%. Si tratta di un mercato dalle enormi potenzialità non solo in relazione all’estensione del territorio, ma anche per la forte ripresa dell’attività dopo le limitazioni particolarmente stringenti dell’ultimo triennio, in un’economia che non si è fermata, in termini di PIL, neanche nel 2020. Bisogna inoltre lavorare sul corretto posizionamento di prezzo della nostra offerta enologica, forse ancora poco remunerata in relazione alla qualità che esprime: il prezzo medio dei nostri vini DOP è infatti sensibilmente più basso rispetto a quelli francesi: ad esempio, per i Rossi Dop della Bourgogne il valore medio unitario dell’export è di circa 38 euro al litro, per i Rossi DOP del Piemonte e della Toscana siamo intorno ai 10 euro al litro, ancora più marcata la differenza tra Champagne (circa 28 €/L) e Prosecco (circa 4 €/L). Le sfide nel futuro del vino saranno guidate dalla sostenibilità e dalla digitalizzazione: nuove energie potranno venire da un processo di ricambio generazionale, urgente in Italia per quasi un’impresa vitivinicola su 10. Bisognerà infine continuare su un percorso di rafforzamento dimensionale e patrimoniale: in Francia oltre l’80% delle aziende vitivinicole ha una dimensione superiore ai 10 ettari, in Italia solo il 50%.

In questo contesto opera la Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo che, con oltre 80.000 clienti, circa 13 miliardi di euro di impieghi, 228 punti operativi di cui 85 filiali e 1.000 professionisti sul territorio, è divenuta in breve tempo punto di riferimento per le pmi dell’agro-alimentare italiano.

Dichiarazione Massimiliano Cattozzi responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo: “In occasione di Vinitaly, manifestazione d’eccellenza per valorizzare agli occhi del mondo la qualità ed il successo riscossi in ambito enogastronomico dal nostro Paese, Intesa Sanpaolo ha sentito la necessità di aprire una riflessione sul futuro delle aziende di questo comparto. La nostra banca attraverso la Direzione Agribusiness, il centro di eccellenza dedicato agricoltura che vuole porsi come interlocutore qualificato per il settore, si è attivata in modo ampio per dare consulenza e offrire professionalità in merito anche al ruolo che le nuove generazioni del vino devono assumere per rispettare le tradizioni e cogliere le opportunità della finanza d’impresa. La rivoluzione del settore agroalimentare, e in parallelo del mondo dell’enologia, si sta concentrando nel cavalcare la transizione digitale, ecologica e in maniera più ampia verso una sempre maggior sostenibilità del business. In tal senso è significativo l’apporto offerto dal PNRR che vede molte nostre aziende clienti, più di 2.000, aggiudicarsi risorse utili ad una necessaria trasformazione per rimanere innovative e competitive anticipando i trend di settore anche a livello internazionale”.

5 aprile 2023

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