Dare impulso alla politica vitivinicola europea con il pieno coinvolgimento degli stakeholder

La filiera può dare un contributo importante a Bruxelles su politica commerciale, viticoltura sostenibile, cambiamenti climatici, innovazione, etichettatura

confagricoltura“Concordiamo con DWV Deutscher Weinbauverband che, la politica vitivinicola europea sia carente di una visione strategica di lungo periodo e che abbia necessità di un confronto con il mondo produttivo”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo alla convention internazionale dell’associazione di vitivinicoltori tedeschi che si è svolta in Germania, a Stoccarda in occasione di ‘Intervitis’, l’importante manifestazione fieristica dedicata alle tecnologie per il vino.

Quest’anno il ‘paese partner’ di Intervitis è l’Italia e gli organizzatori – in particolare DWV – hanno scelto Confagricoltura per l’approfondimento congressuale di Stoccarda sulla politica vitivinicola europea. Una collaborazione, quella tra DWV e Confagricoltura, nata a Milano, ad Expo2015, e poi proseguita nei mesi successivi sino a “Intervitis 2016”.

Nel suo intervento il presidente di Confagricoltura ha evidenziato che: sono davvero deboli gli interventi di Bruxelles diretti a sostenere la politica commerciale; è carente la tutela internazionale delle indicazioni geografiche; c’è poca attenzione alla difesa fitosanitaria ed alle nuove tecniche di miglioramento genetico; la politica di promozione sul mercato interno ha un approccio davvero restrittivo per quanto riguarda le problematiche alcol.

“In altri Paesi terzi che sono nuovi produttori – ha aggiunto Guidi – si redigono documenti di scenario per i prossimi 10-15 anni (ad esempio “Vision 2025” in Australia, “Wine vision” in California) basati sul confronto con gli stakeholder. Invece Bruxelles nella politica vitivinicola ha un approccio ‘top down’ che, nella maggior parte dei casi, poco si adatta alle richieste degli operatori del settore (ad esempio per la liberalizzazione degli impianti vitati, per l’omologazione politica della qualità del vino, con quella di altri settori)”.

Il presidente di Confagricoltura ha quindi sollecitato un maggior coinvolgimento di tutta la filiera per formulare un quadro normativo europeo organico, che sia più congeniale agli interessi delle aziende vitivinicole europee. L’esempio può venire proprio dall’Italia.

Viticoltori“In Italia – ha spiegato Mario Guidi – abbiamo avuto una felice esperienza nel settore, un esempio di ‘better regulation’. In questi giorni si sta concludendo l’iter del ‘Testo Unico della vite e del vino’, un provvedimento normativo generale che semplifica i procedimenti e riduce il carico burocratico delle aziende. È stato il frutto di un lavoro congiunto di nove Organizzazioni tra le più rappresentative del settore (dalla parte agricola, alla produzione e al commercio). La proposta normativa è andata ad incidere sulla struttura dei controlli eliminando le duplicazioni sul sistema sanzionatorio che era eccessivamente penalizzante (ed ha introdotto pure il ravvedimento operoso) e soprattutto sul carico burocratico. Il testo concordato da tutta la filiera è stato poi affidato alla politica che l’ha fatto suo”.

Quindi Guidi, nel suo intervento a Stoccarda, ha evidenziato alcuni temi da sviluppare tra gli stakeholder e tra questi e le istituzioni europee. Per cominciare la politica commerciale carente, tenendo conto delle barriere al commercio dei Paesi terzi, della Brexit e delle ultime evoluzioni della politica Usa. Altro tema importante quello della sostenibilità ambientale, economica e sociale legata alla viticoltura che deve essere inquadrata non come imposizione ma come opportunità di valorizzazione del prodotto. Non vanno dimenticate poi problematiche come cambiamenti climatici, innovazione, etichettatura.

“Mi auguro – ha concluso il presidente di Confagricoltura – che una modalità operativa del genere si possa trasferire pienamente a Bruxelles, con un’assoluta condivisione di intenti tra le istituzione europee e la filiera. Penso all’intergruppo vino del Parlamento europeo, presieduto da Herbert Dorfmann, che potrebbe essere un ottimo consesso dove far valere le nostre istanze. D’altronde i risultati dell’ultima consultazione sull’etichettatura dei prodotti DOP IGP e sulle menzioni tradizionali sono stati molto soddisfacenti e la Commissione ha ascoltato le istanze del mondo produttivo, accogliendo la richiesta di non modificare l’impostazione della normativa”.

Il presidente della Federazione nazionale di Prodotto Vitivinicoltura di Confagricoltura, Andrea Faccio, a Stoccarda, dal canto suo, ha partecipato alla sessione dei lavori dedicata alla “Gestione delle indicazioni geografiche protette nella UE”, con il sistema dei consorzi italiani di tutela da prendere come modello.

“In Italia – ha osservato il rappresentante di Confagricoltura – la maggior parte delle 330 Doc e Docg del vino ha consorzi di tutela, che organizzano e valorizzano l’eccellenza delle denominazioni di origine. I produttori hanno saputo creare e consolidare un sistema strutturato che dà regole produttive e ne controlla l’attuazione, incanala l’offerta, esalta le peculiarità del prodotto, si occupa della promozione e ne favorisce la commercializzazione e l’esportazione. Il made in Italy organizzato è la nostra arma vincente”.