Le uve di questo vino – Corvina 40%, Corvinone 40%, Rondinella 15%, e un 5% di altre uve autoctone a bacca rossa – provengono da vigneti situati a 350 m s.l.m., soleggiati e ben esposti (sud-est) nei fondi di “Val di Mezzane”, “Alberello”, “Bianchini”, “Rossetti” e “Cavallero”, per un totale di 4,8 ettari di suolo a medio impasto calcareo.

Il 2016 è stata un’ottima annata per la Valpolicella: le temperature non sono state mai eccessivamente alte. Questo ha portato ad avere uve con un buon grado zuccherino e una buona acidità, caratteristiche dovute alle significative escursioni termiche giorno/notte, in particolare nel periodo di maturazione del frutto.

Come tutte le uve dell’azienda, anche quelle del Valpolicella DOC Ca’ Fiui 2016 sono certificate biologiche e biodinamiche (marchio Demeter). La vendemmia inizia tradizionalmente i primi di ottobre e viene fatta manualmente. La macerazione sulle bucce dura 10/15 giorni circa, le fermentazioni partono spontanee con lieviti indigeni in tini di rovere troncoconici da 40 hl, le follature a mano, la fermentazione malolattica e l’affinamento di questo vino nei tini di fermentazione per sei/dieci mesi contribuiscono a definire un buon grado di complessità, dove la spezia e il rigore prevalgono sul frutto.

In degustazione, dove ritroviamo ciliegie e lamponi, questo Valpolicella DOC si presenta secco e vellutato, con buona acidità e spiccata mineralità.

Corte Sant’AldaLa storia dell’azienda inizia nel 1986, quando gli ettari vitati erano quattro e dove l’unica forma d’impianto conosciuta era una pergola intercalata da ciliegi che erano parte della struttura di palificazioni del vigneto. Gli olivi piantati su argini e alcuni piccoli fazzoletti di terra contribuivano al bilancio produttivo della tipica casa rurale del tempo. Armata di buona volontà, e anche di un po’ d’incoscienza, Marinella Camerani – che ha ereditato dal padre il gusto del fare impresa ma pensa a qualcosa di assolutamente unico che rispecchi il suo carattere e i suoi valori – ha dato il via alla sua piccola rivoluzione con l’impianto del primo guyot, abbracciando totalmente e senza compromessi esigenze qualitative all’avanguardia a discapito della quantità di produzione. La svolta viene nel 2002, a seguito dell’incontro con il Nicolas Joly a Milano, in occasione di un convegno sulla Biodinamica, prima conferenza in Italia: si è aperto così per Marinella Camerani e il suo staff un mondo nuovo fatto di persone, sentimenti, di piccoli dettagli e di tutti i sensi. Da questo momento Marinella Camerani ha iniziato a intessere le trame di un arazzo, che sarebbe diventato il simbolo della sua azienda.