Vino della casa addio, nascono le “selezioni”
Dall’Italia la tendenza internazionale volta ad offrire un vino selezionato di qualità appositamente per il ristorante
Un tempo entravi in trattoria e ti sorbivi, con fiducia e passione, un bel bianco o rosso della casa, senza troppe etichette, senza troppi distinguo, senza troppe domande, fidandoti ciecamente di chi te lo offriva, ma negli ultimi tempi la qualità del prodotto veniva trascurata.
Eppure qualcosa si muove anche in questo settore e finalmente qualche innovatore ha trovato la quadra: mettere in carta un vino della casa, a prezzi convenienti, offrendo però prodotti ben identificati, di ottima se non eccellente qualità. E non solo: c’è chi decide di far etichettare un vino speciale, creato apposta dal produttore proprio in esclusiva per il locale, da bere alla mescita e in bottiglia.
E allora vediamo qualche esempio degno di nota:
Da Cesare al Casaletto (Roma). Conoscendo un po’ l’oste Leonardo, si poteva essere certi che, se avesse deciso di dotarsi di un vino della casa, e l’ha fatto, avrebbe fatto una scelta oculata e controcorrente. E infatti, se non vuoi assaggiare una delle molte ottime bottiglie della carta di Cesare, ti puoi rivolgere al vino della casa. Che è uno “Sfuso“, si chiama proprio così, prodotto dal noto produttore di vino naturale marchighiano Corrado Dottori, La Distesa.
Nero Carbone (Firenze). “Solo prodotti ricercati, di qualità e rigorosamente toscani..” é il motto della piccola osteria Neto Carbone nel centro di Firenze che, alla trippa, ai salumi e alle delizie toscane, ha scelto di abbinare i vini di Villa Ilangi, la storica azienda vinicola e presidio Slow Food della famiglia Cotellessa, sulle colline di Lastra a Signa.
Consigliato l’abbinamento Chianti-Trippa.
Fafiuchè: Uno straordinario wine bar, con offerta di vini piemontesi (ma non solo), che da qualche giorno ha deciso di dotarsi di un vino che non si può definire della casa, perché ha una logica diversa: si punta non su un vino a basso costo e largo consumo, ma su un vino identitario, che racconti al meglio cos’è Fafiuché, grazie anche a un grande produttore, Parusso.
Si tratta del “PerFafiuché”, un bianco, un Gewurtztraminer del 2016, così descritto dai mister Fafiuché Gianmarco e Andrea: “Equilibrio e buon senso, seta e profumi ma con compostezza. Annata 2016, non per quelli che il bianco lo devono per forza bere giovanissimo ed eccessivo. Lo scopo è anche quello di dimostrare, con il nostro amico grande vignaiolo, che un vino di gran moda può anche andare contro le mode e avere una sua personalità”. Al calice fa 6,5 euro, mentre se si vuole portare via la bottiglia fa 20 euro.
La Rosa Bianca (Forlì). Ci spostiamo sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì dove è nato il matrimonio perfetto tra due eccellenze del territorio. Parliamo del noto ristorante “La Rosa Bianca” e del suo patron Moreno Pretolani che ha scelto i vini della pluripremiata cantina Tenuta Diavoletto per i propri clienti abituati ad uno standard qualitativo altissimo. In questo caso si parla veramente di una “selezione” eccellente: gli straordinari piatti della tradizione e a base di tartufo si sposano perfettamente con le etichette selezionate. “Primipassi”, “a.mare” e “satirello” sono Sangiovesi di pura razza, tra i più premiati del territorio e vanto della cantina del giovane Maximilian Girardi.
26 Aprile 2021
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